Non conoscevamo la Scozia. Ci siamo andati in agosto, per nove giorni, e ne siamo tornati con la sensazione di aver visto un paese che assomiglia poco all’idea che ce n’eravamo fatta.
Il viaggio è stato fatto interamente senza auto: treni, autobus, e molte camminate. Con uno zaino da quaranta litri a testa, di quelli che entrano come bagaglio a mano sulle compagnie low cost. Lo scrivo subito perché è la cosa che più caratterizza questo itinerario: tutto quello che leggerai qui è replicabile senza noleggiare niente.
Come è andata
Siamo partiti da una scogliera. Dunnottar Castle è una rovina piantata su uno sperone che entra nel Mare del Nord, e ci si arriva a piedi da Stonehaven lungo un sentiero che costeggia le falesie. Quel giorno era sereno, cosa rara da quelle parti, e il castello si vedeva da lontano molto prima di raggiungerlo. Nel pomeriggio siamo scesi ad Arbroath, dove l’abbazia era chiusa e l’abbiamo vista solo da fuori.
Poi St Andrews, che sta tutta dentro una passeggiata: il campo da golf più famoso del mondo, l’università più antica di Scozia e la rovina della più grande chiesa mai costruita nel paese, in poche centinaia di metri. È piovuto quasi tutto il giorno, e proprio alla cattedrale il cielo si è aperto.
A Edimburgo ci siamo arrivati la sera, e ci siamo tornati per una giornata intera: il castello guardato da sotto, i giardini, Victoria Street, la statua di Greyfriars Bobby e il cimitero dietro, che è il posto che ci è rimasto di più.
E in mezzo a tutto questo, il concerto degli Oasis a Murrayfield. Il 9 agosto, uscendo di casa alle otto di mattina per un cancello che apriva alle cinque del pomeriggio. Nove ore di attesa, tre chilometri a piedi, e alla fine sotto il palco.
Poi le Highlands. Culloden, dove nel 1746 finì la causa giacobita in meno di un’ora, e che sotto il sole fa un effetto ancora più strano di quanto immagini. Loch Ness, visto da Urquhart Castle e poi navigato, perché dalla riva non se ne capiscono le proporzioni. Inverness di sera, tranquilla, sul fiume.
Il giorno dopo, il Jacobite: il treno a vapore che da Fort William porta a Mallaig passando sul viadotto di Glenfinnan. Quel giorno la Scozia ha presentato il conto — pioggia, vento e freddo — ed è anche il giorno in cui abbiamo perso una coincidenza per un cantiere stradale e siamo arrivati a Glasgow a mezzanotte.
Glasgow l’abbiamo solo sfiorata: colazione, una camminata fino alla cattedrale di San Mungo, e poi il treno per l’aeroporto.
Cosa ci portiamo a casa
Che la Scozia si gira benissimo senza macchina. Treni e autobus funzionano, sono puntuali, e arrivano quasi ovunque: in nove giorni abbiamo saltato una sola coincidenza, e per colpa dei lavori su una strada.
Che il tempo non è un problema ma una variabile. Abbiamo avuto sole, pioggia, vento e cielo coperto, spesso nella stessa giornata, e ogni posto cambia carattere a seconda di come lo trovi. Dunnottar sotto il sole e Glenfinnan sotto l’acqua sono due ricordi diversi ed entrambi giusti.
E che quaranta litri bastano. Serve solo decidere prima cosa portare, e poi non pensarci più.
Le tappe
Qui sotto trovi il viaggio raccontato tappa per tappa, nell’ordine in cui l’abbiamo percorso.
1.Dunnottar e Arbroath
2.St Andrews
3.Edimburgo
4.Il concerto degli Oasis a Murrayfield
5.Culloden, Loch Ness e Inverness
6.Il Jacobite, Glenfinnan e Mallaig
7.Glasgow









