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Scozia 2025

Glasgow in poche ore, e uno zaino da quaranta litri

La vetrata istoriata della cattedrale di San Mungo a Glasgow fra le arcate in pietra della navata

A Glasgow eravamo arrivati la sera prima, a mezzanotte, sotto la pioggia e senza vedere niente. Il giorno dopo ci restavano poche ore prima del rientro.

Non abbastanza per conoscere una città, e va detto subito: questa non è la tappa in cui ti racconto Glasgow. È la tappa in cui la sfioriamo, facciamo colazione, camminiamo fino a un posto che valeva la deviazione, e poi ce ne andiamo.

La cattedrale di San Mungo

Ci siamo incamminati verso la cattedrale, e ne è valsa la pena.

La cattedrale di Glasgow è dedicata a San Mungo, il santo che secondo la tradizione fondò la città e vi è sepolto, nella cripta sotto il coro. Ma la cosa che la rende speciale è un’altra, ed è una specie di eccezione storica: è una delle pochissime cattedrali medievali di Scozia sopravvissuta quasi intatta alla Riforma.

Dopo aver visto St Andrews ridotta a un perimetro di muri, e le rovine sparse un po’ ovunque in questo viaggio, entrare in una chiesa gotica ancora coperta dal suo tetto fa un effetto strano. È come vedere finalmente una cosa intera dopo averne viste tante spezzate.

Dentro è alta, scura, silenziosa. E dietro, sulla collina, c’è la Necropoli con i suoi monumenti vittoriani che guardano la città dall’alto.

L'interno della cattedrale di San Mungo a Glasgow, con la grande vetrata istoriata e il soffitto a capriate di legno

Poi via

Dalla cattedrale siamo tornati indietro, abbiamo preso il treno verso Edimburgo e da lì l’aeroporto, e il volo di rientro in Italia.

Un viaggio che era cominciato su una scogliera con il sole finiva così, con una corsa in treno e un bagaglio a mano.

Lo zaino

Ed è qui che vale la pena dire una cosa che riguarda tutto il viaggio, non solo l’ultimo giorno.

Abbiamo fatto tutta la Scozia con uno zaino da quaranta litri a testa, di dimensioni regolamentari come bagaglio a mano sulle compagnie low cost. Niente stiva, niente valigie, niente attese ai nastri.

Non è una scelta da minimalisti per partito preso: è la scelta che rende possibile un viaggio come questo. Nove giorni fatti quasi interamente di treni, autobus e camminate — tre chilometri a piedi verso Murrayfield, il sentiero da Stonehaven a Dunnottar, le stazioni, i cambi. Con un trolley grande niente di tutto questo sarebbe stato comodo, e alcune cose sarebbero state semplicemente impossibili.

C’è anche un vantaggio meno ovvio: uno zaino piccolo ti obbliga a decidere prima. E una volta partito, non pensi più a cosa hai dietro.

Se ci vai

Glasgow merita più di poche ore. Se puoi, dedicale una giornata vera invece di usarla come noi, da scalo: la cattedrale, la Necropoli e i musei valgono il tempo.

Sul rientro da Edimburgo: l’aeroporto è collegato bene, ma metti margine se arrivi da un’altra città. Vale la stessa regola che ci ha fregati a Dunblane.

E sul bagaglio:quaranta litri bastano per nove giorni di Scozia, compresa la pioggia. Serve solo scegliere bene: qualcosa di impermeabile che si ripieghi, scarpe che tengano l’acqua, e strati invece di capi pesanti. Tutto il resto è peso che ti porti in salita.