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Scozia 2025

Dunnottar e Arbroath: la Scozia comincia da una rovina sul mare

Il castello di Dunnottar sullo sperone roccioso a picco sul Mare del Nord, con il sentiero che scende nella gola

Ci sono posti che si annunciano da lontano. Dunnottar è uno di quelli: compare tutto insieme dopo un’ultima curva del sentiero, una rovina di pietra scura piantata su uno sperone che entra nel Mare del Nord, staccata dalla terraferma da una gola che sembra tagliata apposta.

Ci siamo arrivati in treno da Aberdeen fino a Stonehaven, e da lì a piedi. Il sentiero costeggia la scogliera e sale con calma: quasi due ore camminando senza fretta, un’ascesa che può affrontare chiunque abbia gambe normali e un paio di scarpe decenti. Non serve essere allenati, serve avere tempo.

E il tempo, quel giorno, ci ha regalato la cosa più rara di tutte da queste parti: sereno. Poco vento, cielo aperto, il mare che si vedeva fino in fondo. Chi conosce quella costa sa quanto valga una giornata così — Dunnottar sotto la pioggia è un’altra cosa, più cupa e più difficile perfino da fotografare.

Perché questa rovina conta

Dunnottar non è un castello qualsiasi caduto in disgrazia. Nel 1651, mentre Cromwell avanzava sulla Scozia, i gioielli della corona scozzese furono portati qui e nascosti. La fortezza resistette per mesi all’assedio, e quando la resa divenne inevitabile i gioielli erano già usciti di nascosto, sepolti nella chiesa di un villaggio vicino. Sono gli stessi che oggi si vedono al castello di Edimburgo.

È una storia che cambia il modo di guardare le pietre. Quello che resta non è un rudere pittoresco: è il posto dove la Scozia ha nascosto sé stessa.

Arbroath, e una porta chiusa

Nel pomeriggio siamo andati ad Arbroath, e qui il viaggio ha fatto quello che i viaggi fanno sempre: non è andato come previsto. L’abbazia era chiusa.

L’abbiamo vista solo da fuori, il che non è poco. L’arenaria rossa di Arbroath prende un colore che non somiglia a nient’altro, e la facciata si guarda benissimo dalla strada. Ma dentro non siamo entrati, e questo è un dato che vale la pena scrivere invece di nascondere.

Perché quella non è una rovina qualsiasi. Nel 1320, proprio lì, fu redatta la Dichiarazione di Arbroath: una lettera al papa in cui i nobili scozzesi rivendicavano l’indipendenza del loro regno. È considerata uno dei documenti fondativi dell’identità scozzese, e sapere di essere davanti al posto dove è stata scritta cambia il peso di quello che stai guardando, anche da fuori dal cancello.

Se ci vai

Il treno da Aberdeen a Stonehaven è breve e comodo, ed è il modo giusto di arrivarci: lascia la macchina, tanto poi si cammina.

Metti in conto una mezza giornata per Dunnottar, fra andata, visita e ritorno. La salita è dolce ma lunga, e l’ultimo tratto per entrare nel castello scende nella gola e risale dall’altra parte, su gradini irregolari.

Su Arbroath, impara dal nostro errore: controlla gli orari prima di andarci. Fuori stagione le aperture si accorciano e i giorni di chiusura cambiano.

E se ti capita una giornata serena come è capitata a noi, non rimandare Dunnottar al giorno dopo. Su quella costa il sereno è un’occasione, non una previsione.