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Scozia 2025

Culloden, Loch Ness e Inverness: le Highlands in una giornata

Il cairn commemorativo di Culloden in mezzo alla brughiera con l'erica in fiore, e i visitatori lungo il sentiero

Le Highlands sono grandi e i collegamenti pubblici sono pochi. Se non hai la macchina — e noi non l’avevamo — resta un modo solo per vederle in un giorno: un tour organizzato che parte da Edimburgo la mattina presto e ci torna la sera. Ne abbiamo preso uno in italiano.

Con una variante, però, che ci siamo dovuti inventare: alla fine della giornata ci siamo fatti lasciare a pochi chilometri da Inverness invece di rientrare a Edimburgo con gli altri, perché da lì saremmo ripartiti per la tappa successiva. Non era previsto. L’abbiamo chiesto, e ce l’hanno concesso.

Torno più avanti su questa cosa, perché è il consiglio più utile di tutta la giornata.

Il tempo, quel giorno, era sereno e la temperatura accettabile. Nelle Highlands è una fortuna che non si programma.

Culloden

Abbiamo fatto il giro del campo. È una brughiera piatta, aperta, senza niente che la ripari: cammini su un sentiero fra l’erba alta e i cartelli ti dicono dove stavano gli uni e dove gli altri.

Il 16 aprile 1746, qui, l’esercito giacobita di Carlo Edoardo Stuart fu annientato dalle truppe governative in meno di un’ora. Fu l’ultima battaglia campale combattuta su suolo britannico. Quello che venne dopo — la repressione delle Highlands, i clan smantellati, il tartan vietato — cambiò la Scozia per sempre, e in un certo senso la Scozia che i turisti vengono a cercare oggi nasce proprio dalla sconfitta di quel giorno.

Sul campo ci sono le pietre dei clan: blocchi di granito sparsi nell’erba, ognuno con un nome inciso, ognuno sopra una fossa comune. Non sono monumenti: sono lapidi. E poco distante c’è il grande cairn di pietra eretto nel 1881, che segna il centro del campo.

Camminarci sotto un cielo sereno fa un effetto strano. Un posto così te lo immagini grigio, ventoso, cupo. Invece c’era il sole, l’erba era verde, e questo lo rende più difficile da capire, non più facile: davanti hai un prato tranquillo, e devi ricordarti da solo che sotto ci sono più di mille morti in un’ora.

Loch Ness

Siamo partiti da Urquhart Castle. Le rovine stanno su un promontorio che entra nel lago, e sono il punto da cui si scattano quasi tutte le fotografie che hai visto del Loch Ness: da lassù il lago si apre in tutte e due le direzioni.

Poi abbiamo navigato. Ed è così che il Loch Ness va visto, perché dalla riva sembra un lago come tanti, mentre dall’acqua capisci le proporzioni: trentasette chilometri di lunghezza e oltre duecento metri di profondità nei punti massimi, con più acqua dolce di tutti i laghi d’Inghilterra e Galles messi insieme.

L’acqua è nerissima per via della torba in sospensione, e a un metro sotto la superficie non si vede più niente. È anche il motivo per cui una certa leggenda ha attecchito così bene: in un lago dove non vedi il fondo, ci puoi mettere qualunque cosa.

Inverness, di sera

A Inverness siamo arrivati per la sera, e ci abbiamo fatto un giro dopo cena.

È una città piccola, attraversata dal fiume Ness, con le luci sull’acqua e il castello rosso che la guarda dall’alto. Di sera ha un ritmo lento, quasi provinciale, e dopo una giornata di brughiere e di pullman è esattamente quello che serve. Non è una città che chiede di essere visitata: è una città in cui si sta.

Se ci vai

Il tour da Edimburgo è una giornata lunga: partenza molto presto, rientro a sera tardi, parecchie ore di pullman. Si vede molto, ma si sta seduti a lungo. Se hai la macchina, non prenderlo.

Il consiglio che vale la giornata: se il tuo viaggio prosegue verso nord, prova a chiedere di scendere a Inverness invece di rientrare. A noi non era stato proposto, l’abbiamo domandato noi e ci hanno detto di sì. Non è una cosa dovuta e non tutti gli operatori la concedono, quindi chiedilo prima di prenotare e non darlo per scontato. Ma se te lo permettono, ti risparmia quattro ore di ritorno e ti lascia dove serve.

A Culloden, se puoi, prenditi più tempo di quello che ti dà un tour. È un campo che ha bisogno di essere camminato piano.

E sul Loch Ness: se devi scegliere fra restare a riva e navigare, naviga.