Fino a quel giorno la Scozia era stata generosa: sole a Dunnottar, cielo aperto a Culloden, perfino il concerto senza una goccia. Poi ha presentato il conto.
Pioggia, vento e freddo. Il tempo che tutti si aspettano da queste parti e che fino ad allora avevamo schivato.
Fino a Fort William
A Fort William ci siamo arrivati in autobus. La cittadina in sé non è granché, ma è la porta d’ingresso di questa parte delle Highlands: da qui parte la strada per Glencoe, da qui si sale al Ben Nevis, e soprattutto da qui parte il treno.
Il Jacobite
Il Jacobite è un treno a vapore. Non un treno storico messo lì per bellezza: una locomotiva vera che fa servizio sulla West Highland Line da Fort William a Mallaig e ritorno, con le carrozze d’epoca e il fumo che passa davanti ai finestrini quando la linea curva.
È anche, nell’immaginario di mezzo mondo, un altro treno con un altro nome: quello che porta a una certa scuola di magia. Se sali qui aspettandoti di trovarci qualcosa di quel mondo, l’atmosfera non ti deluderà — una locomotiva a vapore che fischia sotto la pioggia scozzese fa gran parte del lavoro da sola.
Il momento è il viadotto di Glenfinnan: ventun archi in curva sopra la valle, costruiti fra il 1897 e il 1901 in calcestruzzo, materiale allora quasi sperimentale, da un ingegnere che per questo si guadagnò il soprannome di “Bob il cemento”. Attraversarlo su un treno a vapore, con il fumo che si allarga contro il verde bagnato, è una di quelle cose che valgono da sole il viaggio.
Dopo il viadotto la linea prosegue verso ovest e il paesaggio cambia ancora: lochs, alberi bassi piegati dal vento, scorci di mare che compaiono e spariscono fra le colline.
Mallaig
Mallaig è un porto di pescatori all’estremità della linea, il punto dove la ferrovia finisce e comincia il mare: da qui partono i traghetti per Skye e per le Piccole Isole.
Noi ci abbiamo fatto solo tappa, il tempo di un giro per il paese prima della ripartenza. È il ritmo del Jacobite: il treno si ferma qualche ora e poi rifà la stessa strada al contrario, quindi Mallaig la vedi ma non la vivi.
Non è un problema, se lo sai in anticipo. È un porto piccolo, con le barche, le case basse e il mare davanti — e sotto la pioggia ha esattamente l’aria che ti aspetti da un porto all’estremità di una linea ferroviaria.
Il ritorno lo abbiamo fatto con lo stesso treno, sulla stessa linea. Non è una ripetizione: nella direzione opposta e con un’altra luce sembra un altro percorso.
La coincidenza persa
Da Fort William doveva cominciare il rientro verso sud: autobus fino a Dunblane, e lì la coincidenza con un altro autobus.
Che abbiamo perso, per un tratto di strada con i lavori in corso e il traffico che ne è seguito. Niente di prevedibile e niente di rimediabile: siamo arrivati a Dunblane con l’altro autobus già partito.
È il momento in cui un viaggio smette di essere un itinerario e diventa un problema da risolvere. Abbiamo ripiegato sul treno: da Dunblane a Stirling, e da Stirling a Glasgow.
A Glasgow siamo arrivati a mezzanotte. Della città, quella sera, non abbiamo visto niente: giusto la strada fino all’albergo, con la pioggia addosso e le valigie.
Capita, e in sei giorni di treni e autobus è successo una volta sola. Anzi, con il senno di poi è la giornata che ricordo meglio di tutte, proprio perché è quella in cui qualcosa è andato storto.
Se ci vai
Prenota il Jacobite con mesi di anticipo.È uno dei treni più richiesti d’Europa e in estate i posti finiscono presto. Non contare di trovare posto sul momento.
Il viadotto si può vedere in due modi: dal treno, passandoci sopra, oppure da terra, dal punto panoramico vicino al Glenfinnan Monument, da cui si fotografa il treno che passa. Sono esperienze diverse e non si escludono, ma servono due giornate o un’organizzazione precisa.
Su Mallaig, aspettative giuste: con il Jacobite ci stai poche ore. Se vuoi vederla davvero, o prendi il treno di linea e ti fermi a dormire, o la usi come scalo per Skye.
Una cosa sui trasporti, detta con onestà: in tutto il viaggio treni e autobus hanno funzionato bene, sempre puntuali, e ci siamo mossi per la Scozia senza auto senza mai un problema. L’unica coincidenza saltata è stata colpa di un cantiere stradale, non del servizio.
Detto questo,nelle Highlands le corse sono poche e distanti fra loro: se ne salti una, non ne passa un’altra venti minuti dopo. Non serve diffidare dei mezzi, serve solo lasciare un margine largo quando cambi vettore, perché il rischio non è il ritardo ma l’attesa che segue.
Ah, e vestiti per la pioggia. Prima o poi il conto lo presenta a tutti.
