Sbarcati a Patrasso, in macchina verso est. Il Peloponneso si attraversa così, ed è la differenza principale rispetto ai nostri viaggi scozzesi: là i mezzi pubblici ci portavano ovunque, qui senza un’auto metà dell’itinerario non sarebbe stata possibile.
Caldo e sole pieno. Sarebbe stato così per tutti i cinque giorni.
Methana
La penisola di Methana è un vulcano. Non in senso figurato: è un complesso vulcanico attivo, l’estremità settentrionale dello stesso arco che più a sud produce Santorini. L’ultima eruzione documentata risale al III secolo avanti Cristo e la raccontarono sia Strabone sia Pausania.
Noi il vulcano lo abbiamo visto guidando: la strada sale a tornanti lungo la penisola, e a ogni curva cambia il punto di vista sul cono e sul mare sotto. Non siamo saliti al cratere e non ci siamo fermati alle terme sulfuree — la giornata era piena e le tappe erano tante.
È un modo parziale di vedere un posto, e vale la pena dirlo invece di far finta del contrario. Ma per un vulcano che quasi nessun italiano mette in un itinerario greco, anche solo attraversarlo in macchina è già più di quanto faccia la maggior parte di chi passa da queste parti.
Vathi
Sosta breve a Vathi, e vale la pena raccontarla perché è il tipo di posto che uno non mette in programma e poi ricorda.
Un borgo tranquillo sul mare, con i locali che hanno tavoli e sedie messi proprio a ridosso dell’acqua — quelle immagini che si vedono nei post di viaggio e che di solito sospetti siano costruite. Qui invece sono semplicemente com’è il posto.
Trezene
Trezene è uno di quei luoghi dove la mitologia si appoggia a un paesaggio reale.
Qui, secondo il mito, crebbe Teseo: il padre Egeo aveva nascosto sotto un masso la propria spada e i propri sandali, dicendo che il figlio lo avrebbe potuto raggiungere ad Atene solo quando fosse stato abbastanza forte da sollevarlo. Sempre a Trezene Euripide ambientò l’Ippolito, la tragedia di Fedra.
E c’è anche una traccia storica notevole: qui fu ritrovato il cosiddetto Decreto di Temistocle, l’iscrizione che riporta l’ordine di evacuare Atene prima della battaglia di Salamina, nel 480 avanti Cristo.
Il parco archeologico era aperto e l’ingresso è gratuito. È una di quelle soste che costano mezz’ora e niente, e che invece nei programmi vengono sempre sacrificate alle cose più famose.
Nauplio, la sera
Arrivo a Nauplio e visita in serata.
Nauplio è stata la prima capitale della Grecia moderna, dal 1823 al 1834, quando il re Ottone spostò la capitale ad Atene. Quella breve stagione la città se la porta ancora addosso, nelle facciate neoclassiche e nell’impianto delle piazze. Sopra, sulla rocca, c’è l’Acronauplia, la parte più antica delle fortificazioni: ci sono passati greci, bizantini, franchi, veneziani e ottomani, e ognuno ha lasciato un pezzo di muro.
Noi abbiamo fatto il lungomare. Ad agosto è il modo giusto di vedere questa città: di giorno la pietra scotta e le strade si svuotano, la sera si riempiono e il fronte sul mare diventa il salotto di tutti.
Se ci vai
Methana e Trezene stanno sulla strada fra Atene e l’Argolide: sono la deviazione che quasi nessuno fa, e se hai la macchina costano poco tempo.
A Methana la strada a tornanti è già l’attrazione: anche senza salire al cratere, guidarla vale la deviazione. E a Trezene non si paga nulla, il che rende ancora meno giustificabile saltarla.
Nauplio va vista la sera, per il caldo e perché è quando la città vive.
E se passi da Vathi, fermati anche solo dieci minuti.
