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Grecia 2026

Peloponneso in cinque giorni: un viaggio in macchina fra rovine e mare

Alba vista dalla nave in arrivo in Grecia: il cielo arancione sopra i profili scuri delle montagne e le luci della costa riflesse sul mare

Il Peloponneso non è la Grecia delle isole. È una penisola grande, calda e piena di pietre, dove ogni collina ha sopra una fortezza e ogni pianura un santuario, e dove le distanze sono più lunghe di quanto la mappa lasci pensare.

Ci siamo andati in agosto, per cinque giorni, arrivando in traghetto a Patrasso e ripartendo da lì.

Come ci siamo mossi

Con la macchina, e stavolta è una scelta obbligata. Nei viaggi in Scozia i mezzi pubblici ci avevano portato ovunque: qui no. I siti archeologici del Peloponneso sono lontani fra loro, spesso fuori dai paesi e serviti male, e senza un mezzo proprio metà di questo itinerario non si sarebbe potuto fare.

Con gli zaini, come sempre.

Cosa abbiamo visto

Il vulcano di Methana, che quasi nessuno mette in un itinerario greco e che invece è l’estremità nord dello stesso arco vulcanico di Santorini. Trezene, dove secondo il mito Teseo sollevò il masso sotto cui il padre aveva nascosto la spada.

Nauplio, prima capitale della Grecia moderna. Il Palamidi salito a piedi, tutti e 847 i gradini. Poi una giornata intera fra le rovine dell’Argolide — l’Heraion, il castello della Larissa, il teatro di Argo, le gallerie dentro le mura ciclopiche di Tirinto, e la salita in quota al monastero della Panagia Elona, incastrato in una parete di roccia sul Parnone — una giornata che alla sera ci ha lasciati con l’equivalente di cento piani di scale nelle gambe, e con due tappe perse perché arrivati dopo la chiusura.

Mystras, la città bizantina abbandonata sul fianco del Taigeto, dove fu incoronato l’ultimo imperatore di Costantinopoli. E Monemvasia, nascosta dietro un enorme masso staccato dalla costa e invisibile da terra, con il vento che lassù non dà tregua.

Sulla costa occidentale, la spiaggia di Voidokilia con la sua tomba micenea a cento metri dalla sabbia, il palazzo di Nestore dove furono ritrovate le tavolette che permisero di decifrare il lineare B, l’immensa Messene, la città costruita da zero per liberare i messeni da Sparta, e il tempio di Apollo a Basse, a mille metri di quota sotto un tendone che lo protegge da quarant’anni. E in chiusura Chlemoutsi, la fortezza franca meglio conservata della Grecia, costruita dalla stessa famiglia che fondò Mystras.

Cosa ci portiamo a casa

Che il Peloponneso è denso, e che questa densità è il suo pregio. In una sola giornata abbiamo visitato quattro siti e salito l’equivalente di cento piani di scale: è tanto, ed è esattamente il modo in cui ci piace viaggiare. Non cambieremmo niente — se non l’ordine delle ultime due tappe, che abbiamo trovato chiuse.

Che ad agosto il caldo detta l’ordine delle cose: le salite la mattina presto, il mare in mezzo alla giornata, l’archeologia dopo. E che l’acqua va portata sempre, perché l’ombra nei siti è quasi ovunque poca.

E che qui la storia non sta nei musei: sta in una tomba micenea a dieci minuti da una spiaggia, sopra la testa di chi prende il sole senza sapere che c’è.

Le tappe

  1. Da Methana a Nauplio, passando per Trezene
  2. Ottocentoquarantasette gradini, e poi tutta l’Argolide
  3. Mystras e Monemvasia: la giornata del vento
  4. Voidokilia alle nove del mattino, poi Nestore, Messene e Basse
  5. Chlemoutsi, un’ora di mare a Kyllini, e la nave da Patrasso