Vai al contenuto

Grecia 2026

Voidokilia alle nove del mattino, poi Nestore, Messene e Basse

Lo stadio dell'antica Messene con le gradinate curve e il lungo colonnato, incassato fra le colline boscose della Messenia

Traversata del Peloponneso da est a ovest, verso la Messenia. È la giornata più varia di tutto il viaggio: si comincia in acqua alle nove del mattino e si finisce a più di mille metri di quota.

Voidokilia, presto

Alla spiaggia di Voidokilia siamo arrivati verso le nove del mattino, e questa è l’informazione più utile di tutto l’articolo: a quell’ora c’era poca gente.

È probabilmente la spiaggia più fotografata del Peloponneso — una mezzaluna quasi perfetta chiusa fra due promontori, il nome significa “pancia di bue” per via della forma — e ad agosto, più tardi, si riempie. Alle nove no.

L’acqua è spettacolare. Bassa, trasparente, e con quella forma chiusa il colore cambia a seconda di dove guardi. Ci siamo fermati per il bagno, e dopo tre giorni di pietra e caldo era esattamente quello che serviva.

Subito accanto c’è la laguna di Gialova, una delle zone umide più importanti della Grecia meridionale: sta sulla rotta migratoria fra Europa e Africa ed è uno dei pochi posti d’Europa dove vive il camaleonte africano.

La tomba micenea sopra la spiaggia

E qui c’è la cosa che rende Voidokilia diversa da una bella spiaggia qualsiasi: sulla collina che la chiude c’è una tomba tholos micenea.

È una camera funeraria a falsa cupola, dello stesso tipo delle grandi tombe di Micene, e la tradizione la lega a Trasimede, figlio di Nestore. Dalla spiaggia ci si arriva in dieci minuti a piedi, con un percorso facile che chiunque può fare.

Dieci minuti. È il cortocircuito che in Grecia capita di continuo: fai il bagno, risali un pendio, e sei dentro una sepoltura di tremilacinquecento anni fa mentre sotto di te la gente prende il sole senza sapere che c’è.

Il palazzo di Nestore

Poco distante, il palazzo di Nestore: il palazzo miceneo meglio conservato di tutta la Grecia.

È il palazzo del re di Pilo, quello che nell’Odissea accoglie Telemaco venuto a cercare notizie del padre. Ma la sua importanza va oltre la letteratura: qui, nel 1939, furono ritrovate centinaia di tavolette in lineare B, conservate per caso dall’incendio che distrusse il palazzo attorno al 1200 avanti Cristo — il fuoco cosse l’argilla e la rese indistruttibile. Sono quelle tavolette, con quelle di Cnosso, che permisero a Michael Ventris di decifrare il lineare B nel 1952 e di dimostrare che i micenei parlavano già greco.

La cosa che colpisce è quanto sono conservati i perimetri: si leggono le piante degli ambienti come su un disegno, il megaron con il focolare centrale, la vasca da bagno rimasta al suo posto.

Il sito è protetto da una copertura moderna, e va detto che non toglie niente. Anzi: ripara dal sole e permette di guardare con calma quello che senza sarebbe già andato perduto.

Messene

Poi l’antica Messene, ed è un parco archeologico bellissimo — molto esteso, tenuto benissimo, e sorprendentemente poco affollato rispetto a Olimpia o Micene.

Fu fondata nel 369 avanti Cristo da Epaminonda, il generale tebano, dopo la vittoria di Leuttra: una città costruita da zero per rendere liberi i messeni, che Sparta aveva tenuto in servitù per secoli. È nata come atto politico, e si vede nelle mura poderose e nella pianta regolare.

Si visitano lo stadio con i gradini e il colonnato, l’Asklepieion, il teatro, la Porta Arcadica con i suoi blocchi enormi.

Un avvertimento concreto: è grande, e si cammina molto. Porta acqua.

Il tempio di Apollo a Basse

E per finire, salendo ancora verso l’interno fino in Arcadia, la deviazione che chiude la giornata: il tempio di Apollo Epicurio a Basse.

Sta a più di mille metri di quota, isolato fra le montagne, lontano da qualsiasi cosa. Fu costruito nella seconda metà del V secolo avanti Cristo e Pausania lo attribuisce a Ictino, lo stesso architetto del Partenone. È stato il primo sito greco a entrare nella lista del patrimonio dell’umanità, nel 1986.

E poi c’è la cosa che nessuno si aspetta: il tempio è coperto da un tendone. Dal 1987 una grande tenda bianca lo protegge dal gelo e dalle piogge di quelle altitudini, in attesa di un restauro che si sta rivelando lunghissimo. Ci si arriva in cima a una montagna e si trova un accampamento.

Fa un effetto strano, e non del tutto negativo: sei dentro una struttura temporanea che dura da quasi quarant’anni, con la luce filtrata dal telo, e le colonne che invece di stagliarsi contro il cielo greco stanno in una penombra chiara. Non è come te lo immaginavi, ed è proprio per questo che te lo ricordi. Come ultima cosa di una giornata cominciata in acqua, poi, è un salto notevole: dalla sabbia di Voidokilia a un tempio di duemilacinquecento anni fa a mille metri di quota, nello stesso giorno.

Se ci vai

L’ordine di questa giornata funziona: mare la mattina presto, archeologia dopo, e la quota alla fine, quando in pianura il caldo è al massimo. Ad agosto è anche l’unico ordine sensato.

A Voidokilia arriva presto. Alle nove è un’altra spiaggia rispetto a quella che trovi a mezzogiorno, e non ci sono stabilimenti né bar: porta acqua e qualcosa per l’ombra.

E sali alla tomba tholos. Dieci minuti, e cambia il senso della mattinata.

A Messene, ancora acqua. Il parco è splendido ma l’ombra è poca e le distanze interne sono vere.

E su Basse: è lontano da tutto e la strada per arrivarci è lunga. Va messo in conto come una deviazione vera, non come una sosta rapida — ma è uno dei templi greci meglio conservati, e la tenda che lo copre è un’esperienza a sé.