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Scozia 2026

Arran, la Scozia in miniatura

Il castello di Brodick fra gli alberi del parco, con il vialetto in ghiaia che sale verso l'ingresso

L’ultimo giorno l’abbiamo passato su un’isola, con il sole. Anzi: con il caldo più forte di tutta la vacanza, che dopo la pioggia del primo giorno e i finestrini appannati attraversando Mull sembrava quasi uno scherzo.

Arran la chiamano “la Scozia in miniatura”, e non è uno slogan turistico: è una descrizione geologica. La faglia delle Highlands — la stessa frattura che avevamo visto tagliare in due il Loch Lomond all’inizio del viaggio — attraversa anche quest’isola. A nord ci sono montagne vere, con il Goatfell che supera gli ottocento metri; a sud colline dolci, campi e spiagge. Su un’isola larga una trentina di chilometri ci stanno tutte e due le Scozie.

Chiudere il viaggio qui, sulla stessa linea geologica da cui eravamo passati la seconda mattina, non era pianificato. Ma funziona.

Il castello di Brodick

Il castello sta poco fuori dal paese dove attracca il traghetto, dentro un parco che sale verso la montagna. È stato per secoli la residenza dei duchi di Hamilton, e lo abbiamo visitato tutto: gli interni, l’esterno e i giardini.

I giardini, con quella giornata, sono stati la parte migliore. Arran gode di un clima più mite di quanto la latitudine lascerebbe pensare — la corrente atlantica arriva fin qui — e nei giardini di Brodick crescono piante che a quelle coordinate non ti aspetti. Camminarci dentro con il sole addosso, all’ultimo giorno, è stato il modo giusto di chiudere.

Attorno c’è il country park, con i sentieri che salgono verso il Goatfell. Chi ha una giornata intera e le gambe buone può arrivare in cima e vedere, da lassù, la costa scozzese da un lato e l’Irlanda del Nord dall’altro nelle giornate limpide. Noi abbiamo scelto il castello.

Poi Glasgow

Rientro in traghetto, treno fino a Glasgow, ultima notte in città e volo il mattino dopo.

È il modo in cui finiscono quasi tutti i viaggi fatti così: non con una scena memorabile, ma con un trasferimento, uno zaino da chiudere e una sveglia presta. Ed è giusto che sia così — la parte bella era prima.

Il viaggio, in fondo

Nove giorni fra Glasgow, la Scozia centrale e le isole della costa ovest. Un festival usato come base invece che come meta, due castelli, un vallo romano, un lago che taglia il paese in due, tre isole e dei puffin.

E ancora una volta senza auto: treni, autobus, traghetti e barche. Come l’anno prima, con lo zaino.

Due viaggi in Scozia, due itinerari completamente diversi, zero noleggi. Non è una prova di virtù: è che qui, davvero, non serve.

Se ci vai

Arran si raggiunge in giornata da Glasgow: treno fino ad Ardrossan e traghetto per Brodick, poco meno di un’ora di navigazione. È una delle isole più facili da raggiungere di tutta la Scozia, ed è il motivo per cui i glaswegiani ci vanno nei fine settimana.

È una buona ultima tappa, ma dipende da dove parte il tuo aereo. Arran sta comoda a Glasgow: se voli da lì, rientri in serata senza problemi. Se invece parti da Edimburgo, mettilo in conto — è fattibile ma la giornata si allunga parecchio, e con un volo mattutino conviene comunque dormire vicino all’aeroporto. Vale la pena decidere l’ultima tappa guardando prima il biglietto aereo.

Se hai un giorno solo sull’isola, scegli: o il castello con i suoi giardini, o la salita al Goatfell. Farli entrambi bene non si può.