Da Oban si parte. È questo il senso di quella città: il porto da cui si raggiungono le Ebridi Interne, e la giornata in cui lo fai è quella per cui vale la pena arrivare fin laggiù.
Ed è stata una giornata a due tempi. Su Mull ha piovuto; poi, sulle isole, il cielo si è aperto ed è rimasto sereno fino al ritorno.
Attraversare Mull
Mull è grande — la terza delle Ebridi per estensione — e non si visita in un giorno. Si attraversa.
Il traghetto da Oban arriva a Craignure, e da lì l’abbiamo percorsa in autobus fino all’imbarco. La strada taglia l’isola quasi tutta a una corsia sola, con le piazzole per lasciar passare chi viene in senso contrario: è lenta per forza, ed è anche il motivo per cui si vede qualcosa. Brughiera, pecore, scogliere, e il mare che ricompare a ogni curva.
Noi l’abbiamo attraversata sotto la pioggia, con i finestrini appannati e la brughiera che scorreva grigia. Non è tempo perso: è la parte del viaggio in cui capisci quanto è vuota questa parte di Scozia, e il maltempo semmai lo accentua.
Staffa e i puffin
Poi la barca, verso Staffa. E qui è cambiato tutto: uscendo in mare la pioggia si è fermata e il cielo si è aperto.
Staffa è un’isola disabitata fatta di colonne di basalto esagonali, nate dal raffreddamento di una colata lavica circa sessanta milioni di anni fa — la stessa formazione del Selciato del Gigante in Irlanda del Nord. Le colonne salgono dal mare come canne d’organo, e dentro si apre la grotta di Fingal, che nel 1829 colpì a tal punto Mendelssohn da fargli scrivere l’ouverture delle Ebridi.
Ma la cosa che ci siamo portati a casa da Staffa non sono le pietre: sono i puffin.

Le pulcinelle di mare nidificano qui in estate, nelle tane scavate nel terreno erboso sopra le scogliere, e la cosa che non ti aspetti è quanto poco abbiano paura. Ti si avvicinano. Restano fermi a un paio di metri, con quel becco assurdamente colorato, mentre tu cerchi di non fare rumore.
È uno di quei momenti che riequilibrano un viaggio: dopo giorni di castelli, di storia e di concerti, un’ora seduti su un’isola deserta a guardare degli uccelli.
Iona
Ultima tappa, Iona. Piccola: poco più di cinque chilometri per due, poche decine di abitanti, e un peso storico del tutto sproporzionato alla sua dimensione.
Nel 563 vi sbarcò Colombano, monaco irlandese, e vi fondò il monastero da cui il cristianesimo si diffuse in Scozia e in buona parte dell’Inghilterra del nord. Per secoli fu un centro di cultura europeo: si ritiene che il Libro di Kells, uno dei manoscritti miniati più straordinari mai realizzati, sia stato cominciato proprio qui, prima di essere portato in Irlanda per sfuggire alle incursioni vichinghe.
Abbiamo visitato l’abbazia — spesso la chiamano cattedrale, ma sede vescovile non lo è mai stata — e il cimitero accanto, il Reilig Odhráin, dove per tradizione sono sepolti decine di re di Scozia, d’Irlanda e di Norvegia.
Poi ci siamo diretti verso una delle spiagge. Ed è lì che Iona sorprende davvero: sabbia bianchissima e acqua che con il sole diventa turchese, un colore che non associ alla Scozia finché non lo vedi. Se non sapessi dove sei, potresti pensare a tutt’altra latitudine — finché non metti un piede in acqua.
Ritorno, e ancora pesce
Rientro a Oban nel tardo pomeriggio, e cena di pesce. Di nuovo.
Non è pigrizia: è che a Oban il pesce è il motivo per cui ci si ferma, e dopo una giornata passata in barca fra le isole sedersi al porto a mangiare quello che è appena arrivato ha una sua logica.
Se ci vai
È una giornata lunga: traghetto per Mull, traversata dell’isola, barca per Staffa, barca per Iona, e tutto di nuovo al contrario. Non è una gita rilassata, è una spedizione. Ma è anche il giorno che ricorderai di più.
Il periodo conta. I puffin sono a Staffa in estate: fuori stagione l’isola resta bellissima ma senza di loro. Se ci vai per quelli, informati sulle date prima di prenotare.
Il mare conta più del cielo. Lo sbarco a Staffa dipende dalle condizioni del mare, non dalla pioggia: si può attraversare Mull sotto l’acqua, come è capitato a noi, e sbarcare tranquillamente un’ora dopo. Viceversa, con il sole ma il mare mosso, la barca passa vicino all’isola senza attraccare. Non rinunciare per un cielo grigio la mattina, ma metti in conto il rischio e non lasciare questa gita all’ultimo giorno disponibile.
E porta qualcosa da mettere sotto, se pensi di sederti sull’erba a guardare i puffin. Vale la pena.
