Finito il festival, finita anche Glasgow come base. Da qui il viaggio cambia forma: si comincia a spostarsi davvero, verso ovest, dove la Scozia si sfrangia in penisole e isole.
E cambia anche il tempo. Dopo la pioggia del primo giorno e le nuvole sul lago, siamo arrivati a Inveraray con il sole e con il caldo — quel caldo scozzese che non è caldo per davvero ma che, dopo giorni di impermeabile, sembra un’altra stagione.
Trasferimento in autobus fino a Inveraray.
Il castello di Inveraray
Inveraray sta sulla riva del Loch Fyne, ed è un posto costruito a tavolino: nel Settecento il duca di Argyll decise di rifare il castello e spostò di sana pianta il villaggio, ricostruendolo poco più in là in stile georgiano. È il motivo per cui il paese ha quell’aria ordinata, tutto bianco e simmetrico, che in Scozia non è comune.
Il castello è la sede dei duchi di Argyll, capi del clan Campbell, e non ha niente di medievale: è una costruzione settecentesca in stile gotico revival, con le torri coniche agli angoli che sembrano uscite da un’illustrazione. Dentro c’è la sala d’armi, con le pareti coperte di armi disposte a raggiera fino al soffitto, che è la cosa che resta più impressa.
Se ti sembra di averlo già visto, può darsi: ci hanno girato uno degli episodi natalizi di Downton Abbey.
E poi, prima di ripartire, abbiamo fatto la cosa che in Scozia non ti aspetti di fare: ci siamo fermati a prendere il sole in riva all’acqua.
Il Loch Fyne è un braccio di mare che entra nella terra, non un lago chiuso, e sedersi sulla sua riva con il sole addosso e le montagne di fronte è uno di quei momenti che non erano in programma e che poi ti restano. Se avessimo pianificato la giornata al minuto, quella mezz’ora non ci sarebbe stata.
Oban
Da Inveraray a Oban, sulla costa.
Oban è un porto, e si capisce subito: è la città da cui partono i traghetti per le Ebridi — Mull, Colonsay, Barra, Lismore — e tutta la sua vita ruota attorno al molo. La chiamano la capitale scozzese dei frutti di mare, e non è marketing: il pesce arriva lì e si mangia lì.
Sopra la città, sulla collina, c’è una cosa che non ti aspetti: la McCaig’s Tower, un anello di archi in pietra che somiglia a un colosseo in miniatura. La fece costruire alla fine dell’Ottocento un banchiere del posto, in parte come monumento alla sua famiglia e in parte per dare lavoro agli scalpellini durante l’inverno. Non fu mai completata, e domina Oban da allora.
Noi non ci siamo saliti. La si vede da sotto, da tutta la città, e quella sera abbiamo preferito il mare alla collina.
Abbiamo camminato lungo il lungomare fino al faro, in fondo. È una passeggiata breve e piana, con l’acqua da un lato e le case dall’altro, e più ti allontani dal centro più il rumore del porto si spegne. Oban di sera, con le luci sull’acqua e i traghetti fermi al molo, ha un ritmo che alle città di terra manca: è un posto fatto di partenze rimandate all’indomani.
E abbiamo mangiato pesce, come si deve. È il motivo per cui la gente si ferma a Oban invece di limitarsi a prendere il traghetto: qui il pesce arriva dal molo alla tavola, e si sente.
Se ci vai
L’autobus è il modo naturale di muoversi su questa costa: la ferrovia arriva a Oban ma non passa da Inveraray, quindi se vuoi vedere entrambe le cose il pullman è quasi obbligato.
Oban merita di essere usata come base, non solo come tappa: da lì partono i traghetti per le isole e in giornata si arriva a Mull.
Sul mangiare, un consiglio che vale il viaggio: a Oban si mangia pesce. Non è una tappa gastronomica costruita per i turisti, è una città di pescatori, e anche i posti semplici lungo il porto valgono. Se hai una sola cena da spendere bene su questa costa, spendila qui.
E se hai una serata come la nostra, con il tempo buono, la passeggiata sul lungomare fino al faro è il modo migliore di finirla.
