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Scozia 2026

Stirling, Croy Hill e Richard Ashcroft: un primo giorno sotto la pioggia

Il palazzo rinascimentale del castello di Stirling visto dai giardini sotto un cielo di pioggia, con i visitatori sotto gli ombrelli

Siamo tornati. L’anno scorso la Scozia ce l’aveva fatta pagare solo l’ultimo giorno; questa volta ha cominciato subito.

Arrivo a Glasgow di prima mattina, zaino lasciato in albergo, e via. Pioggia. Non pioggerella: pioggia vera, tutto il giorno, fino a sera.

Il castello di Stirling

Stirling sta in mezzo. È questo che bisogna capire per capire il castello: la rocca controlla il punto più stretto fra le Highlands e le Lowlands, il passaggio obbligato fra il nord e il sud della Scozia. Per secoli chi teneva Stirling teneva il paese, ed è il motivo per cui lì intorno si sono combattute alcune delle battaglie decisive della storia scozzese, da Stirling Bridge a Bannockburn.

Lo abbiamo visitato tutto, dentro e fuori, e ne vale la pena. A differenza di molte rovine viste l’anno scorso, Stirling è in piedi: c’è il palazzo rinascimentale di Giacomo V con le sue stanze restituite ai colori originali, la Great Hall, la cappella reale. E dai camminamenti esterni, quando il tempo lo consente, si vede tutta la pianura fino al monumento a Wallace.

Croy Hill, dove finiva l’impero

Poi il treno verso Glasgow, con una fermata in mezzo: Croy.

La stazione di Croy sta sulla linea fra Stirling e Glasgow, e da lì si sale a piedi a Croy Hill, uno dei tratti del Vallo di Antonino. È una deviazione che quasi nessuno fa e che si incastra nel ritorno verso Glasgow senza uscire dall’itinerario.

Ma non è una passeggiata. Si sale su un sentiero stretto che taglia le felci, e con la pioggia diventa fango: scarpe che tengano, e passo lento.

Il Vallo di Antonino è il confine più settentrionale che l’impero romano abbia mai costruito: una linea di terra e pietra tirata attorno al 142 dopo Cristo sotto Antonino Pio, dal Firth of Forth al Firth of Clyde, sessanta chilometri da costa a costa. Fu tenuto poco più di vent’anni, poi Roma si ritirò sul Vallo di Adriano e non tornò più. È patrimonio dell’umanità dal 2008.

E qui viene l’avvertenza che serve a chiunque ci vada: non aspettarti muraglie. Chi arriva pensando al Vallo di Adriano resta spiazzato.

Quello che c’è a Croy Hill è una collina verde. Un terrapieno erboso, il fossato che corre lungo il crinale, e il tracciato che si legge nella forma del terreno più che nelle pietre. Non ci sono torri, non ci sono mura, non c’è una sola pietra in vista: solo erba, felci e un sentiero che sale.

Bisogna sapere cosa si sta guardando. E se lo sai, diventa una delle cose più impressionanti del viaggio: quella riga nell’erba, sopra una collina qualunque a mezz’ora da Glasgow, è il punto esatto in cui il mondo romano ha deciso di fermarsi. Da lì in su cominciava tutto il resto.

Sotto la pioggia, con la valle del Kelvin sotto e nessuno intorno, l’effetto era esattamente quello che un confine abbandonato dovrebbe fare.

Ritorno a Glasgow, e il concerto

Rientro in città, e la sera il TRNSMT, il festival che si tiene a Glasgow Green.

Sul palco Richard Ashcroft. E qui si chiude un cerchio che non avevamo previsto: l’anno prima, a Murrayfield, Ashcroft era salito prima degli Oasis, uno dei nomi che aspettavamo mentre facevamo nove ore di fila sotto un cancello chiuso. Un anno dopo, in un’altra città scozzese, era lui il motivo per cui eravamo lì.

E la differenza è tutta qui. A Murrayfield, per arrivare sotto il palco, ci erano servite nove ore di attesa, tre chilometri a piedi e una corsa all’apertura dei cancelli, in mezzo a sessantamila persone. A Glasgow ci siamo arrivati e basta. Sotto il palco, senza calca, senza gomitate, con lo spazio per stare.

Non è che uno dei due sia stato meglio dell’altro: sono due cose diverse. Uno stadio pieno che canta all’unisono è un’esperienza collettiva che ti travolge. Un concerto davanti a poca gente è un’altra faccenda, più vicina, dove senti la voce invece del boato.

E finalmente, dopo un giorno intero di pioggia, non pioveva.

Se ci vai

Stirling è a mezz’ora di treno da Glasgow e si raggiunge facilmente anche da Edimburgo: è una delle gite in giornata più comode di tutta la Scozia centrale, e il castello merita più tempo di quanto la gente gli dedichi.

Su Croy Hill: la stazione di Croy è sulla stessa linea, quindi il Vallo si incastra benissimo nel ritorno verso Glasgow senza bisogno di un’uscita apposta. Ma vacci preparato, per due ragioni. La prima è che non c’è un centro visitatori né granché di segnaletica: leggi qualcosa prima, altrimenti rischi di camminare su un prato senza capire cosa stai vedendo. La seconda è che il sentiero sale ripido e con la pioggia è scivoloso: non è terreno da scarpe da città.

E la solita, immancabile raccomandazione scozzese: qualcosa per la pioggia, sempre. Anche in un giorno che sembra promettere bene.