Venezia, agosto 2026
Tempo stupendo per tutto il weekend.
Non è un viaggio come gli altri raccontati qui. Non ci sono tappe, non c’è una rotta, non c’è nemmeno un itinerario deciso in anticipo. C’è un red carpet, un film, e un weekend a Venezia che ne è venuto fuori quasi per inerzia.
Ma il filo che lo lega al resto del sito è lo stesso di sempre. Limerick, 2024: Liam Gallagher da solo, sei settimane prima dell’annuncio della reunion. Murrayfield, 2025: gli Oasis di nuovo insieme, nove ore di fila per essere sotto il palco. TRNSMT, 2026: Richard Ashcroft, che con gli Oasis aveva già condiviso il palco l’anno prima. E ora Venezia, alla Mostra del Cinema, per la presentazione di un documentario sul tour.
Quattro tappe che non avevamo pianificato come tema. Sono nate viaggio dopo viaggio.
Il red carpet
Siamo arrivati alla Mostra sabato a mezzogiorno. Da lì, fino al loro arrivo, verso le nove di sera: nove ore davanti al red carpet, di nuovo — la stessa cifra della fila di Murrayfield, stavolta passata in piedi a guardare un tappeto rosso invece che sotto un palco.
Nel frattempo sono passate altre facce note: Gianni Ippoliti, Robert Pattinson, Gabriele Salvatores, Nanni Moretti, Riccardo Scamarcio, Angela Finocchiaro. Di questi abbiamo anche qualche foto.





E poi, verso le nove, sono arrivati loro.
C’è un momento che vale più di tutto il resto della giornata, e l’abbiamo anche in video: Liam si avvicina dicendo “ancora uno”, come per contarsi l’ultimo autografo della fila. La mia amica gli aveva già messo in mano il pennarello e il biglietto del concerto di Cardiff.


Arriva, guarda, e dice: “più tardi”.
Il più tardi, ovviamente, non c’è mai stato.
Il film al Palabiennale
La sera, il film. Il documentario sul tour della reunion, proiettato al Palabiennale.
L’accoglienza della sala è stata la parte più bella della serata: la gente cantava le canzoni del film, che sono poi quelle del tour — un pubblico che conosceva ogni traccia e non ha resistito a cantarla anche dallo schermo. Il film alterna le immagini live ai pensieri dei due fratelli, e il contesto che ne esce — il perché di quindici anni di silenzio, il perché ora — è quello che rende il documentario più di un semplice concert-film.
Guardarlo in una sala che canta è un’esperienza diversa dal vederlo da soli, ed è probabilmente il modo giusto in cui andrebbe visto.
Venezia, domenica
Il giorno dopo, finalmente, Venezia. Per la mia amica non era una novità, ma per me sì: prima volta in laguna, con un tempo stupendo che ha reso tutto ancora più bello.
Piazza San Marco, e la salita al campanile per la vista dall’alto. La Scuola Grande di San Rocco. La basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Il ponte di Rialto. E la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, vista solo dall’esterno — una delle facciate più eleganti della città, tutta rivestita di marmi policromi.
Abbiamo mangiato cicchetti e bevuto uno spritz preparato senza le solite marche commerciali — uno di quei bacari che fa le cose a modo suo, ed era ottimo.

Siamo arrivati in treno da Milano e abbiamo dormito a Mestre, che è la soluzione pratica per chi vuole vedere Venezia senza pagare le cifre degli alberghi in laguna: un ponte e pochi minuti di treno o autobus la separano dal centro storico.
Un weekend fuori format, ma non fuori posto
Non c’è una rotta da numerare, qui, e non c’è un consiglio pratico su come visitare un red carpet — è un’esperienza che capita, non si pianifica. Ma il filo che lega Limerick, Edimburgo, Glasgow e Venezia è lo stesso identico filo di tutti i viaggi raccontati su questo sito: quello che ti porta in un posto per un motivo, e ti lascia con qualcosa che il motivo iniziale non conteneva.
Un autografo mai firmato, in questo caso. E una città che, per una volta, è stata solo il secondo giorno del weekend.
